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L’ornitorinco: l’animale fatto con i pezzi degli altri

Ha il becco di un’anatra, la coda di un castoro e fa le uova come un rettile. Eppure è un mammifero: la mamma ha il latte, ma non ha i capezzoli. Quando è arrivato in Europa, gli scienziati hanno pensato a uno scherzo.

Un ornitorinco marrone nuota in un fiume limpido, con il becco piatto e le zampe palmate
A1

Un animale con i pezzi degli altri

Il verbo avere: ho, hai, ha, abbiamo, avete, hanno

Questo è l’ornitorinco. Vive in Australia, vicino ai fiumi. È piccolo: è lungo circa cinquanta centimetri.

L’ornitorinco è un animale molto strano. Ha il becco come un’anatra. Ha la coda come un castoro. Ha le zampe come una lontra, perfette per nuotare. Ha il pelo marrone, morbido e impermeabile: l’acqua non entra.

Ha il becco, ma non è un uccello. Fa le uova, ma non è un serpente. È un mammifero, come il cane, il gatto… e come noi!

La mamma ornitorinco fa una o due uova in una tana vicino al fiume. Dopo dieci giorni nascono i piccoli. Sono piccolissimi e hanno sempre fame.

E adesso la sorpresa. La mamma ha il latte, ma non ha i capezzoli. Allora come mangiano i piccoli? Il latte esce dalla pelle della pancia, come il sudore, e bagna il pelo. I piccoli leccano il latte dal pelo della mamma!

Nel fiume l’ornitorinco chiude gli occhi, le orecchie e il naso. Non vede e non sente niente. Ma ha un becco speciale: sente l’elettricità dei piccoli animali sotto la sabbia.

Il maschio ha anche un’arma segreta: sulle zampe di dietro ha una spina con il veleno. Attenzione!

E ancora: l’ornitorinco adulto non ha i denti e non ha lo stomaco. Ha un sacco di cose strane. E tu? Hai una cosa strana?

La struttura di questo testo

  • L’ornitorinco ha il becco come un’anatra. → io ho, tu hai, lui / lei ha: la h non si pronuncia
  • La mamma ha il latte, ma non ha i capezzoli. → la frase negativa: non prima del verbo, non ha, non ho
  • I piccoli hanno sempre fame. → noi abbiamo, voi avete, loro hanno; si dice avere fame, avere sete, avere sonno

Prova tu: completa con il verbo avere. Il gatto … la coda lunga. Io non … il becco! I piccoli … fame. E tu, … un animale?

Parole utili

il becco, la coda, il pelo, l’uovo (le uova), il latte

Domande

  1. Dove vive l’ornitorinco?
  2. Che cosa ha come un’anatra? E come un castoro?
  3. Da dove esce il latte della mamma ornitorinco?
  4. E tu? Hai un animale? Com’è? Che cosa ha? Scrivi tre frasi con il verbo avere (Il mio cane ha…).
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Uno scherzo? No, un animale vero

Il passato prossimo con avere e con essere

Londra, 1799. Dall’Australia è arrivato un pacco per George Shaw, uno scienziato del British Museum. Dentro c’era la pelle secca di un animale che nessuno in Europa aveva mai visto.

Shaw l’ha guardata a lungo e non ha creduto ai suoi occhi: il becco di un’anatra, il pelo di una talpa, la coda di un castoro, le zampe con la membrana tra le dita. Ha pensato subito a uno scherzo.

Perché? In quegli anni alcuni marinai hanno venduto in Europa delle «sirene» false: metà scimmia e metà pesce, cucite insieme con molta abilità. Si racconta che Shaw ha preso le forbici e ha cercato i punti della cucitura intorno al becco. Non ha trovato niente: il becco era proprio attaccato alla testa.

Alla fine Shaw ha deciso: l’animale è vero. Ha scritto la prima descrizione scientifica e gli ha dato un nome. In italiano lo chiamiamo «ornitorinco», una parola greca che vuol dire «becco di uccello».

Ma il mistero non è finito lì. L’ornitorinco ha il pelo e la mamma fa il latte: quindi è un mammifero. Però gli aborigeni australiani hanno detto agli europei: «Fa anche le uova!». Molti scienziati non ci hanno creduto: un mammifero che fa le uova? Impossibile!

La discussione è durata quasi novant’anni. Nel 1884 un giovane scienziato scozzese, William Caldwell, è partito per l’Australia ed è rimasto lì per mesi, lungo i fiumi. Alla fine ha visto con i suoi occhi le uova di un ornitorinco. Ha mandato subito un telegramma famoso, di quattro parole: «Monotremi ovipari, uovo meroblastico». Cioè: sì, fanno le uova!

Oggi lo sappiamo: l’ornitorinco non è uno scherzo della natura. È un mammifero antichissimo, che ha conservato alcune caratteristiche dei suoi antenati rettili.

La struttura di questo testo

  • Dall’Australia è arrivato un pacco. → i verbi di movimento (arrivare, partire, andare, rimanere) vogliono essere, e il participio si accorda: la lettera è arrivata
  • Shaw ha preso le forbici e ha cercato i punti. → quasi tutti gli altri verbi vogliono avere; alcuni participi sono irregolari: prendere → preso, scrivere → scritto, dire → detto
  • Molti scienziati non ci hanno creduto. → la frase negativa: non va prima dell’ausiliare: non ha trovato, non ci hanno creduto

Prova tu: racconta al passato. Shaw (guardare) … la pelle. Caldwell (partire) … per l’Australia. Ieri io (leggere) … un testo sull’ornitorinco.

Parole utili

lo scherzo, la pelle, le forbici, il punto (della cucitura), le uova

Domande

  1. Che cosa è arrivato a Londra nel 1799?
  2. Che cosa ha pensato George Shaw? Che cosa ha fatto con le forbici?
  3. Che cosa ha visto William Caldwell nel 1884? Come ha dato la notizia?
  4. E tu? Hai mai visto un animale strano, dal vivo o in un video? Dove? Racconta con il passato prossimo.
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Istruzioni per diventare un ornitorinco

L’imperativo con tu: chiudi, usa, non mangiare, mettila

Vuoi sapere com’è la vita di un ornitorinco? Allora fai una prova. Immagina di vivere in un fiume dell’Australia orientale. È il tramonto: per te la giornata comincia adesso.

Prima di tutto, tuffati. Appena sei sott’acqua, chiudi gli occhi. Chiudi anche le orecchie e il naso: hai delle pieghe di pelle che li coprono completamente. Non preoccuparti se non vedi niente: non ti serve.

Adesso usa il becco. Non è duro come quello di un’anatra: è morbido, quasi di gomma, ed è pieno di sensori, circa quarantamila solo per l’elettricità. Muovilo a destra e a sinistra, come un metal detector. Ogni volta che un gamberetto o una larva muove un muscolo, produce un campo elettrico piccolissimo, e il tuo becco lo sente. Scava nella sabbia e prendi la preda.

Non mangiarla subito! Mettila nelle guance, che funzionano come due tasche, e continua a cercare. Torna in superficie solo quando le tasche sono piene. Poi mastica: non hai denti, ma hai due placche dure. E non cercare lo stomaco, perché non ce l’hai: il cibo passa direttamente dall’esofago all’intestino.

Se sei un maschio, fai attenzione alle zampe di dietro: su ognuna hai uno sperone collegato a una ghiandola del veleno. Per le persone non è mortale, ma provoca un dolore fortissimo che può durare settimane. Usalo solo contro gli altri maschi, nella stagione degli amori.

Se sei una femmina, invece, preparati a fare la mamma. Scava una tana lunga nella riva, chiudi l’ingresso con la terra e deponi una o due uova, grandi poco più di un centimetro. Tienile al caldo tra la pancia e la coda per una decina di giorni. Quando i piccoli nascono, non cercare i capezzoli: non li hai. Il latte esce da piccoli pori della pelle della pancia e bagna il pelo; lascia che i piccoli lo lecchino.

Ultima cosa: se una notte un ricercatore ti illumina con una lampada a luce ultravioletta, non spaventarti. Nel 2020 un gruppo di biologi americani ha scoperto quasi per caso che sotto quella luce il pelo dell’ornitorinco brilla di un colore verde-azzurro. Perché? Nessuno lo sa ancora.

Insomma, quando i primi europei ti hanno visto, ti hanno preso per un accrocchio, un insieme di pezzi messi insieme alla meglio. Non farti ingannare: ogni pezzo funziona benissimo, e la tua famiglia esiste dai tempi dei dinosauri.

La struttura di questo testo

  • Chiudi gli occhi. Usa il becco. → imperativo con tu: i verbi in -are finiscono in -a (usa, mastica), quelli in -ere e -ire in -i (chiudi, prendi)
  • Non mangiarla subito! Mettila nelle guance. → i pronomi si attaccano alla fine del verbo: mettila, muovilo, tienile, tuffati
  • Non preoccuparti se non vedi niente. → l’imperativo negativo con tu è non + infinito: non mangiare, non preoccuparti, non spaventarti

Prova tu: dai tre consigli a un amico. (tuffarsi) … nel fiume! (non avere) … paura! (chiudere) … gli occhi e (usare) … il becco!

Parole utili

tuffarsi, la guancia, lo sperone, la tana, l’accrocchio

Domande

  1. Che cosa fa l’ornitorinco con gli occhi, le orecchie e il naso quando si tuffa?
  2. Come trova il cibo sotto la sabbia? E dove lo mette prima di mangiarlo?
  3. Immagina di parlare a una mamma ornitorinco: che cosa deve fare con le uova e con i piccoli? Usa l’imperativo.
  4. E tu? Scrivi tre consigli con l’imperativo per un turista che visita la tua città (Assaggia…, Non perdere…, Vai…).
Fonti

Fonti usate

Per approfondire

G. Shaw, «The Duck-Billed Platypus», The Naturalist’s Miscellany 10, 1799 — la prima descrizione e il sospetto di un falso.

Discover Magazine, «When scientists believed the adorable platypus was a hoax» — Shaw e le forbici (il racconto è tramandato, non documentato con certezza).

W. H. Caldwell, «The embryology of Monotremata and Marsupialia», Philosophical Transactions of the Royal Society B 178, 1887 — il telegramma del 1884 letto alla British Association a Montréal: «Monotremes oviparous, ovum meroblastic».

U. Proske, J. E. Gregory, A. Iggo, «Sensory receptors in monotremes», Philosophical Transactions of the Royal Society B 353, 1998 — le circa 40.000 ghiandole elettrosensibili del becco.

Australian Museum, «Platypus» — sperone velenoso, latte senza capezzoli, assenza di stomaco.

P. S. Anich e altri, «Biofluorescence in the platypus (Ornithorhynchus anatinus)», Mammalia 85, 2021 (online nel 2020).

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