Sette consigli per ritrovare la concentrazione
El condicional presente para dar consejos: dovresti, potresti, sarebbe meglio
Una mattina qualunque
Sono le nove. Giulia si siede alla scrivania: deve scrivere una relazione importante per il suo capo. Apre il computer, scrive la prima frase e… il telefono vibra. È un messaggio della mamma. Giulia risponde e, già che c’è, apre Instagram «solo per un minuto». Poi controlla la posta, legge una notizia, guarda il meteo. Quando torna alla relazione ha perso il filo e deve rileggere tutto da capo. Alle undici la relazione ha tre righe, e Giulia è stanca come dopo una giornata di lavoro.
Vi suona familiare? Non siete soli. Gloria Mark, una ricercatrice dell’Università della California, studia da più di vent’anni come lavoriamo davanti agli schermi. All’inizio degli anni Duemila restavamo su una schermata circa due minuti e mezzo prima di passare a un’altra; negli ultimi anni, in media, quarantasette secondi. Non è colpa della nostra testa: intorno a noi tutto è fatto per chiamarci. Però qualcosa si può fare. Ecco sette consigli: nessuno basta da solo, ma insieme fanno una grande differenza.
Il telefono in bianco e nero
Per prima cosa, potresti togliere i colori al telefono. Sembra uno scherzo, ma le icone rosse e brillanti sono fatte apposta per attirare l’occhio, come le caramelle vicino alla cassa del supermercato. Quasi tutti i telefoni, nelle impostazioni di accessibilità, hanno la «scala di grigi». In uno studio americano, gli studenti che l’hanno attivata hanno usato il telefono circa quaranta minuti in meno al giorno.
Dovresti anche spegnere le notifiche di tutte le app che non sono urgenti: i giochi, i negozi, i social. Chiediti con sincerità: quante cose, in una giornata, non possono davvero aspettare un’ora?
Un pomodoro per ogni attività
Sarebbe meglio decidere prima quando fare ogni cosa. Alla fine degli anni Ottanta uno studente universitario italiano, Francesco Cirillo, non riusciva a studiare: si distraeva di continuo. Allora ha preso un timer da cucina a forma di pomodoro e si è fatto una promessa: studiare senza interruzioni fino al «drin». È nata così la «tecnica del pomodoro», oggi famosa in tutto il mondo: venticinque minuti di lavoro, cinque di pausa, e dopo quattro «pomodori» una pausa più lunga. Potresti provarla domani: ti servirebbe solo un timer. Anche quello del telefono va bene… ma lascia il telefono in un’altra stanza!
Meno cose, meno pensieri
Una scrivania piena di fogli, una lista di trenta cose da fare, dieci finestre aperte sul computer: ogni oggetto ci chiama un po’, anche quando non lo guardiamo. Ti aiuterebbe fare ordine, ma ancora di più avere meno cose da fare. Ogni mattina potresti chiederti: quali sono le tre cose davvero importanti di oggi? Le altre possono aspettare, e qualcuna, forse, non è necessaria.
Il posto giusto e l’ora giusta
Alcune persone lavorano meglio la mattina presto o la sera tardi, quando nessuno telefona e nessuno scrive. Lo scrittore Franz Kafka passava la giornata in un ufficio di assicurazioni a Praga e scriveva di notte: il suo racconto «La condanna» l’ha scritto in una notte sola, dalle dieci di sera alle sei di mattina. Non dovresti per forza lavorare di notte, ma potresti cercare il tuo momento tranquillo e il tuo posto: una biblioteca, una stanza in fondo al corridoio, una panchina al parco. In uno studio dell’Università del Michigan, chi aveva fatto una passeggiata nel verde ricordava e si concentrava meglio di chi aveva camminato per le strade della città.
Le mani occupate, la testa tranquilla
Può sembrare strano, ma un ottimo allenamento per la concentrazione è un’attività lenta, fatta con le mani: lavorare a maglia o all’uncinetto, impastare il pane, suonare uno strumento, disegnare. Queste attività tengono la mente su una cosa sola, e la calmano. In un’indagine su più di tremila persone che lavorano a maglia, chi lo faceva più spesso si sentiva più calmo e più contento. Anche leggere un libro di carta per venti minuti al giorno, senza telefono vicino, ti aiuterebbe molto.
Fatto è meglio che perfetto
L’ultimo consiglio è forse il più difficile: dovresti essere meno perfezionista. Chi vuole fare tutto alla perfezione spesso rimanda, perché ha paura di sbagliare e di essere giudicato; e intanto, per non pensarci, fa altro. Sarebbe meglio scrivere subito una prima versione, anche brutta, e correggerla dopo.
La mattina dopo Giulia ha provato: telefono in bianco e nero e in un’altra stanza, timer sul tavolo, prima versione senza pensare troppo. A mezzogiorno la relazione era finita. Non era perfetta, ma era finita. E a pranzo, per la prima volta da settimane, Giulia non si sentiva stanca.
La estructura de este texto
- Potresti togliere i colori al telefono. → potere en condicional = un consejo amable (podrías): potrei, potresti, potrebbe, potremmo, potreste, potrebbero
- Dovresti essere meno perfezionista. → dovresti + infinitivo = un consejo más fuerte (deberías)
- Sarebbe meglio decidere prima quando fare ogni cosa. → sarebbe meglio (sería mejor) + infinitivo, ti aiuterebbe, ti servirebbe: el condicional hace el consejo menos directo que el imperativo
Prueba tú: convierte la orden en un consejo con el condicional. Spegni il telefono! → Tu (potere) … spegnere il telefono. Dormi di più! → Tu (dovere) … dormire di più. Fai una pausa! → (essere) … meglio fare una pausa.
Repasa: el condicional presente
Palabras útiles
la concentrazione = la concentración
la notifica = la notificación
perdere il filo = perder el hilo
rimandare = aplazar, dejar para después
fare ordine = ordenar
Preguntas
- Che cosa succede a Giulia la prima mattina? Perché non riesce a scrivere la relazione?
- Come è nata la tecnica del pomodoro e come funziona?
- Perché chi è perfezionista spesso rimanda?
- E tu? Che cosa ti distrae di più? Scrivi tre consigli per un amico che non riesce a concentrarsi, con dovresti, potresti e sarebbe meglio.


