La storia della mafia in Italia - livello B1
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La mafia nasce nella Sicilia dell’Ottocento, in un momento preciso: quando il feudalesimo finisce, la terra cambia padrone e nessuno garantisce i contratti. Chi possiede un campo vive spesso in città, e chi lo custodisce con la forza diventa indispensabile. La parola arriva presto: il 25 aprile 1865 il prefetto di Palermo scrive «maffia» in una relazione al ministero.
Non nasce dove c’è più povertà, ma dove c’è più denaro da proteggere. Uno studio pubblicato nel 2017 ha incrociato i dati di un’inchiesta parlamentare del 1881-1886 su 143 comuni siciliani: la mafia era più forte nelle zone dei limoni, una coltura che rendeva circa 60 volte la media dell’isola.
Il meccanismo lo aveva già descritto Leopoldo Franchetti nel 1876: la mafia è un’industria della violenza, cioè vende protezione contro un pericolo che crea lei stessa. Chi paga non compra sicurezza, compra il diritto di non essere colpito.
Per questo l’idea di una mafia che difendeva i contadini non regge. Il 1° maggio 1947, a Portella della Ginestra, undici persone che festeggiavano il Primo Maggio sono state uccise e ventisette ferite; il 10 marzo 1948 il sindacalista Placido Rizzotto è stato rapito e ammazzato a Corleone. Le vittime stavano dalla parte dei braccianti, non dei proprietari.
In Italia non esiste una mafia sola, ma quattro organizzazioni diverse: la camorra napoletana, la più antica, già citata in un documento del 1735; Cosa Nostra in Sicilia; la ’ndrangheta calabrese, oggi la più ricca e la più difficile da colpire perché è fatta di famiglie di sangue; la Sacra Corona Unita, fondata in Puglia nel 1983 nel carcere di Bari.
Le mafie hanno seguito i traffici fuori dai confini. La ’ndrangheta è presente in più di trenta paesi e controlla una parte importante della cocaina che entra in Europa: nel maggio 2023 un’operazione condotta in otto paesi europei si è chiusa con oltre cento arresti e tre tonnellate di cocaina sequestrate.
Che cosa pensano gli italiani? Nel 2026 il 50 per cento indicava le mafie fra i problemi più urgenti del paese e il 73 per cento era d’accordo sul fatto che i mafiosi di oggi non sono contadini, ma uomini d’affari. Un altro sondaggio mostra che l’83 per cento ritiene che la politica abbia favorito le mafie: la sfiducia riguarda lo Stato, non l’ammirazione per i clan.
E lo Stato ha ottenuto risultati concreti. Il maxiprocesso di Palermo, aperto il 10 febbraio 1986, si è chiuso il 16 dicembre 1987 con 475 imputati, 346 condanne e 19 ergastoli. Oggi 1.132 realtà sociali gestiscono terreni, case e aziende confiscati alle mafie.
Palavras úteis
garantire = garantir, fazer cumprir
coltura = cultivo
bracciante = trabalhador rural diarista
sfiducia = desconfiança
confiscato = confiscado
Perguntas
- Che cosa cambia in Sicilia quando finisce il feudalesimo?
- Perché si dice che chi paga il pizzo non compra sicurezza?
- Perché la ’ndrangheta è considerata la più difficile da colpire?


