Integratori per la palestra: che cosa funziona e che cosa no - livello B1
Wyjaśniać i doradzać
Il muro di barattoli all’ingresso di una palestra promette molto, ma la prima informazione utile riguarda la legge. In Europa un integratore alimentare non è un farmaco: la direttiva 2002/46/CE lo tratta come un alimento. Chi lo mette in commercio non deve dimostrare in anticipo che funziona, deve dichiarare che cosa contiene e rispettare l’elenco delle indicazioni salutistiche autorizzate. La differenza pesa: per un medicinale l’efficacia si prova prima di vendere, per un integratore no.
Fra le centinaia di prodotti in vendita, quelli che hanno superato la prova degli studi sono cinque. Il documento di consenso del Comitato Olimpico Internazionale, pubblicato nel 2018 sul «British Journal of Sports Medicine», elenca creatina, caffeina, nitrato, beta-alanina e bicarbonato di sodio, e precisa che l’effetto di ciascuno è piccolo e dipende dal tipo di sforzo. È un elenco corto, e questa è già una notizia.
La creatina è di gran lunga la più studiata: oltre cinquecento lavori pubblicati. La forma da comprare è il monoidrato, da 3 a 5 grammi al giorno, tutti i giorni, anche di riposo. Il meccanismo è semplice: la creatina aumenta la riserva di fosfocreatina nel muscolo, cioè il sistema che rifornisce l’energia nei primi dieci secondi di uno sforzo massimo. Chi ha la riserva piena riesce a fare una o due ripetizioni in più per serie, e sono quelle ripetizioni, accumulate per mesi, a produrre il muscolo.
L’aumento di peso delle prime settimane, di solito uno o due chili, è acqua richiamata dentro la cellula muscolare, non tessuto nuovo. Per chi gareggia con le categorie di peso è una variabile da mettere in conto; per tutti gli altri è un dato di passaggio che spaventa più di quanto dovrebbe.
Sulla sicurezza i dati sono rassicuranti: negli adulti sani non sono stati trovati danni ai reni, nemmeno in studi durati cinque anni. C’è però un dettaglio che manda in confusione i laboratori: la creatina alza la creatinina nel sangue, cioè proprio il valore che il medico usa per stimare la funzione renale. Il risultato sembra peggiore mentre il rene sta benissimo, e per evitare accertamenti inutili basta dirlo prima del prelievo.
Non tutti reagiscono allo stesso modo. Chi mangia poca carne e poco pesce ha riserve naturalmente più basse e ottiene l’effetto maggiore; circa due o tre persone su dieci non rispondono affatto, semplicemente perché sono già al massimo. È una differenza individuale che nessuna etichetta può prevedere.
Il secondo prodotto con prove solide è il più economico di tutti: la caffeina. La dose efficace è 3 milligrammi per chilo, circa 200 milligrammi per una persona di 70 chili, da assumere fra trenta e sessanta minuti prima dell’allenamento; il guadagno è di qualche punto percentuale sulla resistenza, sulla forza e sulla lucidità. L’EFSA considera sicuri 400 milligrammi al giorno per un adulto e 200 milligrammi in una singola assunzione.
Il vero problema della caffeina non è la dose, è l’orario. L’emivita è di circa cinque ore, quindi 200 milligrammi presi alle sei di sera ne lasciano un centinaio in circolo a mezzanotte. Chi si allena di sera e prende il pre-workout alle diciannove compra un vantaggio del tre per cento e paga con un’ora di sonno, che ne vale molti di più.
La beta-alanina agisce su un intervallo preciso: gli sforzi fra uno e quattro minuti, dove il muscolo si acidifica. Legandosi all’istidina forma la carnosina, che fa da tampone. Servono da 3 a 6 grammi al giorno per almeno quattro settimane, perché l’effetto si costruisce lentamente. L’unico disturbo comune è la parestesia, il formicolio della pelle che compare sopra gli 800 milligrammi in un’unica assunzione: sparisce da solo e si evita dividendo la dose.
Il bicarbonato di sodio fa lo stesso lavoro all’esterno della cellula: si assume da 0,2 a 0,3 grammi per chilo, due o tre ore prima di una prova che dura da uno a dieci minuti. È l’integratore più economico che esista, meno di un euro al pacco. La controindicazione è lo stomaco: nausea, gonfiore e diarrea sono frequenti, e per questo si prova sempre in allenamento, mai per la prima volta il giorno della gara.
Le proteine in polvere vanno rimesse al posto giusto: non sono un farmaco né un acceleratore, sono cibo comodo e concentrato. Hanno senso per chi non riesce ad arrivare al proprio totale giornaliero, che per chi si allena si colloca intorno a 1,6 grammi per chilo. Ai prezzi italiani, dieci grammi di proteine costano circa 25 centesimi dalla polvere di siero di latte, 30 dallo yogurt bianco e 10 dalle lenticchie secche: la comodità si paga, l’efficacia è la stessa.
I BCAA meritano una spiegazione perché il loro fallimento è istruttivo. Sono tre amminoacidi — leucina, isoleucina e valina — ma per costruire una proteina il corpo deve avere a disposizione tutti e nove gli amminoacidi essenziali: fornirne tre soltanto è come consegnare in cantiere tre materiali su nove. Per chi mangia abbastanza proteine non aggiungono nulla, e costano più della fonte completa.
Nella stessa categoria stanno la glutammina, il tribulus e i «booster di testosterone», che in un uomo sano non alzano il testosterone, e i bruciagrassi. Quanto ai pre-workout, l’ingrediente attivo è quasi sempre la caffeina; il resto è spesso nascosto in una «miscela proprietaria», un elenco che dichiara le sostanze ma non le quantità, e senza quantità non c’è modo di sapere se la dose è quella che negli studi funziona.
Il rischio più concreto non è di sprecare i soldi, è di prendere qualcosa che non c’era scritto. Nel 2004 un laboratorio di Colonia ha analizzato 634 integratori comprati in 13 paesi e ne ha trovato il 14,8 per cento contaminato da ormoni non dichiarati. Per un atleta sottoposto a controllo il principio è quello della responsabilità oggettiva: conta la sostanza trovata nel corpo, non la buona fede. Chi viene testato compra solo prodotti con una certificazione indipendente.
C’è anche una questione di salute. Negli Stati Uniti gli integratori sono all’origine di circa un caso su cinque di danno al fegato da sostanze, e i prodotti destinati alla crescita muscolare sono fra i più rappresentati. La storia recente ha già due esempi: l’efedra, vietata nel 2004 dopo una serie di morti, e il DMAA, vietato dalla FDA nel 2013.
Vitamine e minerali seguono una regola diversa da tutto il resto: si integrano quando un esame del sangue documenta una carenza, non per abitudine. Vitamina D, ferro e vitamina B12 sono i casi che si incontrano davvero, soprattutto in inverno, nelle donne che perdono molto ferro e in chi non mangia alimenti di origine animale. Fuori da questa condizione, un multivitaminico non migliora la prestazione di nessuno.
Resta la proporzione, che è la parte più difficile da accettare. La costanza dell’allenamento, il totale del cibo e le sette-nove ore di sonno spostano il risultato in modo grande e misurabile; i cinque integratori con le prove lo spostano di qualche punto percentuale, e solo sopra una base già solida. Chi dorme cinque ore e compra il pre-workout non sta accelerando: sta pagando per non vedere il problema.
Przydatne słowa
la prestazione = wynik, osiągi
assumere = przyjmować (substancję)
il disturbo = dolegliwość, działanie niepożądane
la squalifica = dyskwalifikacja
affidabile = wiarygodny
Pytania
- Perché il fatto che un integratore sia considerato un alimento cambia molto per chi lo compra?
- Perché fornire tre amminoacidi su nove non serve a costruire proteine?
- Perché il bicarbonato di sodio si prova in allenamento e non il giorno della gara?


