Proteine: quante ne servono davvero - livello B1
Explicar y aconsejar
Una proteina è una catena di amminoacidi ripiegata su se stessa. Gli amminoacidi che il corpo usa sono venti, e nove sono detti essenziali: l’organismo non li sa costruire, quindi devono arrivare dal piatto ogni giorno. Sono istidina, isoleucina, leucina, lisina, metionina, fenilalanina, treonina, triptofano e valina.
Il fabbisogno di un adulto sedentario è più basso di quello che si crede: l’EFSA indica 0,83 grammi per chilo di peso al giorno, cioè circa 58 grammi per una persona di 70 chili, poco più di quello che c’è in un vasetto di yogurt greco, un piatto di lenticchie e due uova. Le tabelle italiane, i LARN, alzano il valore a 0,90 grammi per chilo.
Chi si allena ha bisogno di più: le linee guida americane e canadesi parlano di 1,2-2,0 grammi per chilo. Il tetto però esiste. Nel 2018 Robert Morton e colleghi hanno riletto insieme 49 studi su quasi duemila persone e hanno visto che il guadagno di massa magra si ferma intorno a 1,6 grammi per chilo: sopra quella soglia le proteine in più vengono bruciate come energia, non trasformate in muscolo.
Dopo i 65 anni la raccomandazione sale a 1,0-1,2 grammi per chilo, e non per capriccio: il muscolo anziano ha una «resistenza anabolica», risponde cioè meno allo stesso stimolo. Mangiare poco e muoversi poco portano insieme alla sarcopenia, la perdita di muscolo che rende difficile alzarsi da una sedia.
Anche la distribuzione conta. Nel 2013 José Areta ha diviso 80 grammi di proteine in tre modi diversi dopo un allenamento di forza: 20 grammi ogni tre ore hanno stimolato la sintesi muscolare più di 40 grammi ogni sei ore e più di 10 grammi ogni ora e mezza. Da lì viene la regola pratica: circa 0,4 grammi per chilo per pasto, tre o quattro volte al giorno, invece di tutto la sera.
Sulla qualità il confronto è chiaro, ma meno drammatico di quanto si dica. Le proteine animali — uovo, latte, pesce, carne — contengono tutti gli amminoacidi essenziali in proporzioni vicine a quelle che ci servono. Quelle vegetali hanno sempre un amminoacido limitante: i legumi sono poveri di metionina, i cereali sono poveri di lisina.
Ecco perché la cucina povera di mezzo mondo mette insieme un cereale e un legume: pasta e fagioli, riso e lenticchie, pane e ceci, tortilla e fagioli neri. È vero che si completano. Non è vero, invece, che debbano stare nello stesso pasto: l’organismo mantiene una riserva di amminoacidi liberi per ore, e già negli anni Novanta gli esperti hanno abbandonato quella regola. Conta la varietà della giornata, non l’ora del pranzo.
Chi segue una dieta vegetariana o vegana copre il fabbisogno senza difficoltà, a patto di aggiungere circa il 10-20 per cento al totale, perché le proteine vegetali si assorbono un po’ meno. C’è però un nutriente che non si può prendere dalle piante: la vitamina B12. Per un vegano l’integratore, o gli alimenti fortificati, non sono un’opzione ma un obbligo.
La dieta chetogenica scende sotto i 50 grammi di carboidrati al giorno e obbliga il corpo a produrre corpi chetonici. I primi chili se ne vanno in fretta perché ogni grammo di glicogeno immagazzinato trattiene circa tre grammi d’acqua. Ma sul lungo periodo, a parità di calorie e di proteine, dopo dodici mesi i risultati sono paragonabili a quelli di qualunque altra dieta. Nello sport, invece, una differenza si vede: negli sforzi brevi e intensi la prestazione cala.
Gli esempi veri esistono da tutte e due le parti, ed è la ragione per cui la discussione non finisce mai. Carl Lewis è diventato vegano nel 1990 e ha sempre indicato il 1991 come il suo anno migliore: ai Mondiali di Tokyo corse i 100 metri in 9,86 secondi, record del mondo. Scott Jurek, vegano dal 1999, ha vinto sette edizioni consecutive della Western States, centosessanta chilometri di montagna. Sul versante opposto Zach Bitter, che si allena con pochissimi carboidrati, nel 2019 ha percorso la stessa distanza in 11 ore, 19 minuti e 13 secondi, record del mondo su pista. Il punto non è chi ha ragione: è che diete opposte hanno prodotto risultati altissimi, e quindi un nome, da solo, non dimostra niente.
Il cervello pesa circa il 2 per cento del corpo e consuma circa il 20 per cento dell’energia a riposo, quasi tutta sotto forma di glucosio: circa 120 grammi al giorno. Le proteine gli servono in un altro modo: il triptofano è il materiale con cui si costruisce la serotonina, la tirosina quello della dopamina e della noradrenalina. Mangiare bene non rende geniali, ma mangiare male si sente subito nella concentrazione.
Fra i miti, il più duro a morire è la «finestra anabolica»: trenta minuti dopo l’allenamento per prendere le proteine, altrimenti la fatica è sprecata. Le revisioni degli studi non hanno trovato questo effetto. La finestra c’è, ma è larga ore, e il vero fattore è quanto si mangia in tutta la giornata.
Resta il portafoglio. Con i prezzi di un supermercato italiano, dieci grammi di proteine costano circa 10 centesimi se vengono dalle lenticchie secche, circa 30 dallo yogurt bianco o dal latte, circa 45 dalle uova, circa 25 da una polvere di siero di latte e più di un euro dal prosciutto crudo. La proteina cara non è la più utile: è solo la più cara.
Palabras útiles
limitante = limitante
la sarcopenia = sarcopenia, pérdida de músculo
la soglia = umbral
assorbire = absorber
la riserva = reserva
Preguntas
- Perché la ricerca di Morton dice che sopra 1,6 grammi per chilo non serve mangiare di più?
- Perché non è necessario mangiare cereali e legumi nello stesso pasto?
- Che cosa succede al peso nelle prime settimane di dieta chetogenica, e perché?


