Sembra che gli alberi si parlino
Il congiuntivo presente: penso che, è possibile che, non è detto che
Quando camminiamo in un bosco, pensiamo che ogni albero viva per conto suo, fermo al suo posto, in gara con gli altri per la luce e per l’acqua. Eppure sotto i nostri piedi succede qualcosa che per molto tempo nessuno ha visto.
Se prendi una manciata di terra del bosco e la guardi da vicino, trovi dei fili bianchi più sottili di un capello. Non sono radici: sono funghi. Il fungo che raccogliamo in autunno, quello con il cappello, è solo il «frutto». La parte più grande vive sottoterra, ed è una rete di fili lunghissima.
Molti di questi funghi entrano nelle radici degli alberi e fanno con loro uno scambio: l’albero dà al fungo lo zucchero che produce con la luce del sole; il fungo dà all’albero acqua e sali minerali, che trova nella terra meglio delle radici. È un’alleanza antichissima e riguarda quasi tutte le piante: senza i funghi, molti alberi crescerebbero male.
Fin qui, niente di strano. Ma negli anni Novanta una giovane ricercatrice canadese, Suzanne Simard, si è fatta una domanda: è possibile che lo stesso fungo sia collegato a più alberi nello stesso momento? E che, attraverso questa rete, gli alberi si passino il cibo? Nel 1997 ha pubblicato un esperimento su betulle e abeti: il carbonio partito da un albero sembrava arrivare all’altro. La rivista Nature ne ha parlato in copertina, e da lì è nato un nome che ha fatto il giro del mondo: wood wide web, l’internet del bosco.
Da allora la storia è diventata sempre più bella. Grazie a libri e documentari di grande successo, oggi molti credono che gli alberi «madre» nutrano i loro piccoli all’ombra, che gli alberi malati mandino messaggi di pericolo ai vicini e che il bosco sia una specie di famiglia solidale. È una storia che piace a tutti. Il problema è che non è detto che sia vera.
Nel 2023 tre ricercatori hanno riletto con attenzione tutti gli studi fatti nei boschi veri, non in laboratorio. La loro conclusione ha sorpreso molti: ci sono poche prove che queste reti coprano davvero tutto il bosco, prove ancora più deboli che gli alberi si passino abbastanza cibo da aiutare i piccoli, e quasi nessuna prova che si mandino messaggi. Una dei tre, Melanie Jones, aveva lavorato proprio all’esperimento del 1997.
Attenzione, però: questo non vuol dire che l’idea sia sbagliata. Vuol dire che la scienza non l’ha ancora dimostrata. Che funghi e alberi collaborino è certo; che esista una rete tra alberi diversi è possibile; il resto, per ora, è un’ipotesi affascinante. Simard continua a pensare che le sue idee siano giuste, e molti aspettano nuovi esperimenti prima che si possa dire l’ultima parola.
Forse la lezione più interessante non riguarda gli alberi, ma noi: ci piace credere che una storia bella sia anche vera. La prossima volta che qualcuno ti dice «gli alberi si parlano», puoi rispondere: «È possibile che sia così. Ma non è ancora sicuro».
La struttura di questo testo
- Pensiamo che ogni albero viva per conto suo. → dopo pensare, credere + che: congiuntivo (un’opinione, non un fatto)
- È possibile che lo stesso fungo sia collegato a più alberi? → dopo è possibile che, è probabile che: congiuntivo
- Il problema è che non è detto che sia vera. → dopo i dubbi (non è detto che, non è sicuro che): congiuntivo
Prova tu: trasforma la frase. Gli alberi si parlano. → Molti credono che gli alberi … / Non è sicuro che gli alberi …
Ripassa: il congiuntivo presente
Parole utili
il filo, la rete, lo scambio, la prova, dimostrare
Domande
- Che cosa si scambiano l’albero e il fungo?
- Che cosa pensava di aver scoperto Suzanne Simard nel 1997?
- Perché nel 2023 alcuni ricercatori hanno messo in dubbio il wood wide web? Usa «non è detto che» o «è possibile che».
- E tu? Pensi che le piante sentano qualcosa? Rispondi con «Penso che…» o «Non credo che…».


