Favola completa e graduata

La volpe e l’uva

Quando non otteniamo ciò che desideriamo, possiamo essere tentati di dire che non vale niente.

Una volpe guarda un grappolo d'uva troppo alto
Illustrazione originale per la favola
A1

La volpe e l’uva — livello A1

Presente · frasi semplici

È una giornata calda. Una volpe cammina in campagna e ha molta sete. Cerca acqua e cibo, ma non trova niente.

Vicino a una casa vede una vite. Sulla vite c’è un grande grappolo d’uva. L’uva è bella e matura. La volpe pensa: «Che buona! Voglio mangiarla».

Il grappolo è molto alto. La volpe salta una volta, ma non arriva. Fa alcuni passi indietro, corre e salta ancora. Prova molte volte. È stanca e ha ancora fame.

Alla fine smette di saltare. Guarda l’uva e dice: «Non la voglio. È acerba». Poi va via. In realtà desidera ancora l’uva, ma non vuole ammettere che non riesce a prenderla.

Parole utili

sete, vite, grappolo, maturo, saltare, acerbo

Comprensione

  1. Che cosa vede la volpe?
  2. Perché non prende l’uva?
  3. Che cosa dice prima di andare via?
A2

La volpe e l’uva — livello A2

Passato prossimo e imperfetto

Una volpe affamata camminava sotto il sole. A un certo punto ha visto un vigneto e, tra le foglie, un grappolo d’uva grande e maturo.

Ha provato subito a raggiungerlo. Prima ha saltato da ferma, poi ha preso la rincorsa. Ogni volta è arrivata molto vicina, ma non abbastanza. Dopo numerosi tentativi, era stanca e arrabbiata.

Prima di allontanarsi ha guardato il grappolo e ha detto: «Quell’uva è ancora acerba. Non vale la pena mangiarla».

Così ha trasformato la delusione in disprezzo. Non ha ottenuto ciò che desiderava e ha cercato di convincersi che non fosse importante.

B1

La volpe e l’uva — livello B1

Senza passato remoto

Durante un pomeriggio estivo, una volpe stanca e affamata ha raggiunto un vigneto. Attraverso una piccola apertura ha visto un grappolo d’uva che pendeva da un ramo alto.

Ha studiato la distanza, ha cambiato posizione e ha preso la rincorsa. Ogni tentativo, però, è fallito per pochi centimetri.

Con il passare del tempo, la fame si è trasformata in irritazione. Il suo orgoglio non le permetteva di accettare il fallimento.

Per proteggere l’immagine che aveva di sé, ha deciso di svalutare l’obiettivo. Si è allontanata dicendo che l’uva era acerba e probabilmente cattiva.

La storia descrive un comportamento comune: quando una cosa rimane fuori dalla nostra portata, possiamo ridurne il valore invece di riconoscere la delusione.

B2

La volpe e l’uva — livello B2

Passato remoto

Una volpe, sfinita dalla fame, entrò in un vigneto e scorse un magnifico grappolo d’uva sospeso a un tralcio.

Saltò, ma mancò il grappolo. Tentò una seconda volta prendendo la rincorsa, poi una terza cambiando direzione. Più falliva, più desiderava quei frutti.

Dopo molti sforzi, comprese di non poterli raggiungere. Invece di ammettere il limite, dichiarò con disprezzo: «Sono acerbi; non li avrei mangiati comunque».

Si allontanò con lo stomaco vuoto, ma con l’orgoglio apparentemente intatto.

C1

La volpe e l’uva — livello C1

Interpretazione psicologica

La fame rese il grappolo irresistibile, ma fu l’impossibilità di raggiungerlo a trasformarlo in un’ossessione. Ogni salto fallito aumentava il rischio di dover ammettere un limite.

Quando la fatica rese inutile ogni ulteriore tentativo, l’animale scelse di reinterpretare l’oggetto del desiderio.

Definendo acerba l’uva, la volpe non descrisse i frutti: riscrisse l’esperienza per salvaguardare la propria autostima. La favola rappresenta la razionalizzazione: adattiamo le valutazioni ai risultati ottenuti per ridurre il disagio.

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